L’anno dell’oracolo

In un modo in cui il confine tra la realtà e fakenews, post-verità e manipolazione è sempre più labile spicca un sito, dalle cui pagine pendono milioni di persone in attesa di un aggiornamento. Il Sito, che tutti ormai conoscono con questa semplice antonomasia, riporta 108 profezie che puntualmente si avverano e la frase “non è tutto quello che so”.

Si apre così la caccia all’Oracolo.
Governi, servizi di intelligence, giornalisti, lobby, capi religiosi, multinazionali: tutti inseguono l’immenso potere che deriva dalla conoscenza del futuro da un lato e dalla possibilità di influenzare le masse dall’altro.

Will Dando è un semplice musicista spiantato che a New York insegue il suo sogno ormai sempre più sdrucito e improbabile.
È lui l’Oracolo. È lui che si occupa di aggiornare il sito e rendere pubbliche le profezie che gli sono state suggerite tra il sonno e la veglia. Da chi e per quale motivo? È quello che vuole scoprire, mentre metà del mondo gli dà la caccia e l’altra metà viene messa a ferro e fuoco dalle conseguenze delle profezie.
Perché Will Dando, l’uomo più potente del pianeta, sente di essere in realtà egli stesso poco più di una pedina di un gioco in cui la posta è la sopravvivenza del genere umano.

Tra inseguimenti, hacker, ricatti, provocazioni e macchinazioni il libro ha un ritmo incalzante e innesca alla perfezione quel meccanismo di suspance che ti impedisce di metterlo giù e girare la testa sul cuscino.
Elicotteri, isole segrete e interrogativi universali sull’esistenza del destino e il ruolo del libero arbitrio: L’anno dell’Oracolo è un bell’esordio, con dialoghi e ritmo da serie tv (e infatti presto verrà prodotto un adattamento) e spunti di riflessione più che mai attuali sul senso della conoscenza come potere e sull’utilizzo etico dei mezzi di comunicazione.

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